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Categoria: Stampa. Inserito Mar 20 Set 2011

Corriere della Sera - Salute: "Buon cibo, buona flora intestinale"

» líalimentazione a scegliere gli ospiti del nostro intestino:sono importanti per alcune malattie
Non è una novità che l’alimentazione sia un elemento essenziale per stare in salute. Tuttavia, la scoperta che arriva da uno studio pubblicato su Science aggiunge un ulteriore tassello: è dal cibo che consumiamo che dipende la tipologia di microrganismi che popolano il nostro intestino e che sono essenziali al corretto funzionamento dell’organismo.

LO STUDIO - La ricerca è stata realizzata da un gruppo di ricercatori afferenti a diverse università americane e francesi e al nostro Istituto Superiore di Sanità. Attraverso una complessa analisi genetica condotta sulle feci di 33 mammiferi, il team ha ricostruito le popolazioni di microrganismi presenti nell’intestino degli animali mettendole in relazione con la loro dieta. «Quel che abbiamo visto - ha spiegato Luigi Fontana, direttore del Reparto di Nutrizione e Invecchiamento dell'Istituto Superiore di Sanità e tra i firmatari dello studio - è che, indipendentemente dall’albero genealogico, esiste un gruppo di geni batterici in comune tra i diversi animali che sono determinati dalla dieta. I carnivori hanno per esempio una popolazione di batteri specializzati nella degradazione delle proteine, mentre gli erbivori possiedono batteri che sintetizzano aminoacidi». Si tratta di differenze importanti, secondo il ricercatore, perché dimostrano che nel determinare quali tipi di batteri popolano l’organismo, il tipo di dieta che l’animale consuma è più importante dell’evoluzione. I risultati sono stati confermati anche sull’uomo: «Abbiamo arruolato 18 individui che praticano un regime di restrizione calorica nella speranza di vivere più a lungo e in salute» ha raccontato Fontana. «La scelta è caduta su persone che praticavano questo regime alimentare perché sappiamo che registrano meticolosamente tutti i componenti della loro dieta giornaliera: questo ci ha permesso di scoprire che il contenuto di proteine e di fibre nelle loro diete è legato con la struttura e la funzione delle comunità di microbi che albergano nell’intestino».

BATTERI E SALUTE — La scoperta alimenta uno dei settori di ricerca più avanzati nel campo del rapporto tra alimentazione e salute: quello che sta cercando di ricostruire in che modo il cibo influisce sui microrganismi intestinali e come questi ultimi agiscano a loro volta sulle funzioni dell’organismo. «Il nostro intestino è popolato da miliardi di microrganismi che vivono in simbiosi con noi», ha spiegato Fontana. «Sono esseri viventi che interagiscono in continuazione, scambiando informazioni e sostanze». Ospiti che possono esercitare effetti protettivi contro diverse patologie o facilitarne la loro comparsa. «Ipotizziamo, per esempio, che possano influenzare l’insorgenza dell’obesità quando sono troppo “efficienti” e rendono disponibili una quantità eccessiva di nutrienti», ha continuato Fontana. Ma c’è il sospetto che i microrganismi intestinali siano anche coinvolti nello sviluppo di alcune malattie autoimmuni, del diabete e del cancro, quello al colon, soprattutto. «L’idea di fondo è che l’organismo secerne dei fattori metabolici nel lume intestinale che, insieme alla dieta, plasmano i batteri. Questi ultimi, da parte loro, producono metaboliti che vengono assorbiti e hanno un effetto sul rischio di sviluppare diverse malattie». Una complessa catena di cui lo studio è riuscito a confermare il primo anello. Resta tutto da ricostruire il secondo: cioè come i cambiamenti nelle popolazioni batteriche influiscano sui processi biologici umani. «È un lavoro molto complesso - ha precisato il ricercatore che si divide tra gli Usa e l’Italia - e le tecnologie indispensabili per svolgerlo sono disponibili da poco tempo. Tra uno o due anni speriamo di poter dare le prime risposte».

ITALIA IN PRIMA LINEA - L’Istituto Superiore di Sanità, intanto, si è buttato a capo fitto in questo nuovo filone di ricerca che vuole comprendere anche il ruolo dell’alimentazione nell’invecchiamento. Da tempo ha avviato una collaborazione con la Washington University School of Medicine di Saint Louis in Usa che ha dato vita a una delle eccellenze mondiali in questo campo. «E per il prossimo anno - ha anticipato Fontana - contiamo di aprire una nuova struttura in Italia che consenta di realizzare studi di intervento anche nel nostro Paese». La speranza è che in un futuro non molto remoto possa bastare correggere l’alimentazione o assumere specifiche sostanze - come i probiotici - per orientare la selezione di batteri “buoni” e prevenire o contribuire a curare alcune malattie.